WITNESSES OF STONE

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Witnesses of Stone

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Percorrendo le strade della Bulgaria ci si imbatte, quasi inevitabilmente, in monumenti, sculture, immagini che risalgono agli anni del regime comunista. Strumenti di propaganda ideologica creati per proclamare la gloria del nuovo ordine sociale e plasmare una memoria collettiva destinata a durare, nelle intenzioni, per sempre. Alla caduta del regime l’esistenza stessa di queste strutture venne inevitabilmente messa in discussione: molte furono abbattute, altre trasformate per renderle compatibili con la nuova situazione politica. La domanda era sempre la stessa: cancellare o no quei resti di un passato da dimenticare? In molti casi di quei relitti monumentali non rimangono oggi che piedistalli vuoti, in altri, invece, continuano a decorare strade e piazze del Paese, testimonianze del periodo più controverso della moderna storia bulgara. Questo libro vuole offrire una selezione della varietà di monumenti di epoca comunista che si possono visitare ancor’oggi in Bulgaria. Al materiale fotografico utilizzato – totalmente originale e inedito – è stata affiancata una minuziosa analisi archivistica utile a meglio comprendere le “strategie monumentali” del regime e individuare la distribuzione geografica dei “testimoni di pietra” a cui è dedicato il volume.

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COD: 9788897395089 Categorie: ,

Descrizione

MONUMENTI COMMEMORATIVI: EVENTI E PERSONAGGI
Strutture commemorative di vario tipo e dimensione cominciarono a sorgere nel Paese fin dai primi anni del dopoguerra: promuovere la costruzione di monumenti, seguendo l’esempio sovietico, divenne subito una costante pratica politica della Bulgaria comunista. Il regime affidava, infatti, alla edificazione di quei manufatti rievocativi due funzioni diverse: affermare, classicamente, la “marmorea” immortalità politica dei personaggi rappresentati e individuare, in quei siti monumentali distribuiti capillarmente sul territorio, i luoghi atti a ospitare i frequentissimi, inesausti, rituali di partito legati alla memoria. Nei primi anni soggetti privilegiati furono l’Armata Rossa e il movimento comunista con le sue lotte e i suoi dirigenti.
A quell’epoca risalgono anche le prime strutture monumentali dedicate a eternare la “Amicizia Bulgaro-Sovietica”e gli eventi che ne sono sottesi. Solo all’inizio degli anni ’50 cominciarono a comparire le commemorazioni della Resistenza partigiana, i cui margini temporali erano invariabilmenti segnati da due date: “1941” e “1944”. Nei decenni successivi le strutture dedicate al tema divennero numerosissime. Per sottolineare il ruolo dei comunisti nella storia del Paese vennero esaltati allora i fatti del Settembre 1923: “la prima rivolta anti-fascista nel mondo”, come regolarmente veniva etichettata dalla propaganda, divenne tema ricorrente di molte strutture rievocative.
Quell’evento tragico – la insurrezione organizzata dal partito fu stroncata rapidamente dalle forze governative, centinaia di rivoltosi persero la vita – fu trasformato in fatto provvidenziale nella iconografia proposta nei monumenti: il trionfo finale del Comunismo – si affermava plasticamente – aveva le sue radici nelle sofferenze patite in quell’occasione dai suoi eroici militanti. L’episodio rientrò d’autorità tra quelli eternati, negli anni ’60 e ’70, dalle strutture rievocative delle “tre epoche rivoluzionarie” o delle “tre generazioni di combattenti”: il “Settembre 1923” rappresentava la tappa intermedia tra la rivolta dell’ “Aprile 1876” contro gli Ottomani – che aprì la strada alla indipendenza del paese due anni più tardi – e la “rivoluzione socialista” del “Settembre 1944”, quando il partito conquistò il potere in Bulgaria. Dall’inizio degli anni ’60 anche la storia pre-socialista del Paese cominciò a essere commemorata: i primi monumenti furono dedicati agli eventi che portarono poi alla indipendenza del paese. Spesso, artificiosamente, se ne sottolineava l’importanza nel processo storico che avrebbe portato, successivamente, al trionfo finale del Partito.
Il “Pantheon” dei personaggi meritevoli di un riconoscimento monumentale si allargò allora a nuovi protagonisti: per primi comparvero i leader della lotta per l’indipendenza – come vassil Levski, Stefan Karadja, Filip Totyu, Capitan Petko voyvoda etc.; poi, in rapida successione, le personalità del periodo della rinascita nazionale bulgara – come Paissiy hilendarski o georgi Rakovski – , i capi della sfortunata insurrezione anti- ottomana dell’Aprile 1876 – come georgi Benkoski o vassil Petleshkov – gli indipendentisti che si battevano nelle zone rimaste, dopo il 1878, sotto il dominio ottomano – come gotse Delchev e yane Sandaski. In quest’ambito a hristo Botev fu riservata una attenzione particolare: l’ immagine del popolarissimo eroe e poeta, inopinatamente trasformato dalla propaganda nel coraggioso precursore delle idee comuniste, comparve allora in una copiosa collezione di monumenti distribuiti su tutto il territorio bulgaro.
Due anniversari contribuirono ad accentuare questa tendenza: nel 1978, in occasione del centenario dell’Indipendenza, furono creati molti memoriali legati alla guerra Russo-Ottomana del 1877-78; la successiva celebrazione, nel 1981, dei tredici secoli trascorsi dalla apparizione di una prima entità statuale chiamata “Bulgaria” generò poi la comparsa di una ondata di strutture dedicate all’antico impero bulgaro e di statue, spesso di grandi dimensioni, rievocative di re medioevali – Khan Asparuh, Khan Tervel, Khan Krum o Ivaylo – o di leggendari condottieri avversi al dominio bizantino prima e ottomano poi – come Krakra, il despota Dobrotitsa o Momchil yunak. Molte di queste rappresentazioni, nate per legittimare il partito come artefice finale di una identità nazionale contrastata, sono oggi considerate, senza particolare contestazioni, parte integrante del patrimonio monumentale dedicato alla memoria storica del Paese. Una nota finale: centri di accoglienza, variamente organizzati e spesso frequentatissimi, vennero affiancati alle strutture commemorative “pedagogicamente” più rilevanti. Erano dedicati ad accogliere il “turismo celebrativo” fortemente promosso dal regime: Shipka, il complesso di Buntovna, il “percorso Botev” – che univa Kozloduy a vratsa -, la “Casa del Partito Comunista Bulgaro” di Buzludja, offrono gli esempi più eclatanti di tale singolare fenomeno.

STATUE, DECORAZIONI, PALAZZI
Negli anni del comunismo vennero erette anche molte statue non legate direttamente alla rievocazione storica: raffiguravano, ad esempio, “Il minatore”, oppure “L’operaio” o “Il bracciante”, concreti inni alla gloria della classe lavoratrice e al ruolo decisivo giocato dai comunisti nella sua affermazione in Bulgaria e nel mondo. Numerosissime furono anche le decorazioni politico-propagandistiche chiamate ad adornare luoghi e palazzi pubblici. L’allegoria spesso domina in queste composizioni, si tratti di inneggiare plasticamente alla potenza del potere comunista o allo sviluppo della agricoltura collettivizzata, di magnificare il “lavoro socialista” o la vita felice assicurata dal regime ai cittadini.

La struttura del libro
L’organizzazione del volume segue la ripartizione amministrativa in regioni del paese: ci saranno così i monumenti della regione di Sofia, della Bulgaria Nord-Occidentale, di quella Centro-Settentrionale, etc. All’inizio di ogni singola area una mappa segnala i siti monumentali presentati. A queste prime pagine segue immediatamente la parte dedicata ai monumenti. Ogni monumento, quindi, è identificato dalla località in cui si trova e dal nome sinteticamente attribuito alla struttura presa in considerazione. Note e fotografie hanno un’unica, comune, finalità: facilitare la lettura del monumento fuori da complessi, necessariamente un po’ pedanti, percorsi accademici.

Considerazioni finali
I monumenti del comunismo in Bulgaria rappresentano collettivamente una preziosa, spesso misconosciuta e negata, testimonianza storica messa, oggi, in pericolo dal tempo che passa e dall’assenza delle opere necessarie a evitarne l’inevitabile, progressivo, degrado. Una constatazione questa che da sola indica una peculiarità della transizione post-comunista bulgara – le strutture monumentali del regime sono ancora presenti copiosamente sul territorio – e, dato il degrado in cui versano, testimonia la difficoltà di considerare quelle forme architettoniche come parti dell’eredità storico-culturale del Paese.

Auspicio
Un auspicio conclusivo: gli autori confidano che la loro fatica possa essere comunque utile a chi visiterà in futuro la Bulgaria, siano essi interessati alla storia visuale del comunismo nell’Europa dell’Est, all’aspetto architettonico o artistico del tema, oppure, più semplicemente, alle scoperte che ogni vero viaggio dovrebbe contemplare.

Informazioni aggiuntive

Peso 2 kg
Dimensioni 30 x 24 x 1.4 cm
Copertina

Cartonata

Pagine

160

Data di pubblicazione

2011

Autore

Luca Ponchiroli, Nikolai Vukov

ISBN

9788897395089