CHERNOBYL SURFING

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Chernobyl Surfing

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Sono passati ormai 25 anni da quel maledetto 26 Aprile del 1986, quando la centrale nucleare di Chernobyl esplose violentemente nel cielo della primavera ucraina. In sella alla motocicletta di Elena Filatova ripercorreremo la vasta area colpita dalle radiazioni, attraverseremo i villaggi, le strade e le città deserte che oggi rimangono a testimoniare, nel loro terribile silenzio, ciò che è rimasto dopo il più grave disastro nucleare della storia dell’umanità.

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Descrizione

Il velo di Maya
Alcuni mesi fa mi imbattei nel sito di Elena Filatova sotto consiglio di un amico. Non avevo mai sentito parlare di lei prima, ma il mio interesse fu immediatamente rapito dal titolo della e-mail che me la consigliava: “Intorno a Chernobyl in motocicletta”.
Le prime sensazioni che mi assalirono furono quelle di smarrimento, o meglio: di perturbante. Sigmund Freud, tra i primi a delinearne il significato, scrisse: «Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare.»
Ancora leggiamo da Wikipedia: “Das Unheimliche è un aggettivo sostantivato della lingua tedesca, utilizzato da Sigmund Freud come termine concettuale per esprimere in ambito estetico una partico- lare attitudine del sentimento più generico della paura, che si sviluppa quando una cosa (o una persona, un’impressione, un fatto o una situazione) viene avvertita come familiare ed estranea allo stesso tempo cagionando generica angoscia unita a una spiacevole sensazione di confusione ed estraneità.”
Questa sensazione di confusione e famigliarità al tempo stesso fu ciò che mi colse col riaffiorare dei ricordi, mentre pensavo al progetto di trasformare ciò che stavo leggendo sul sito di Elena Filatova in un libro.
Elena Filatova è figlia di un fisico nucleare che, nell’aprile del 1986, era una bambina, esattamente come me a quel tempo. Dopo l’incidente suo padre la mise su un treno e la spedì dai parenti, a quasi mille chilometri di distanza.
Stando in Italia, io abitavo a una distanza ben maggiore dei parenti di Elena, ma ricordo bene la sensazione di paura di quei giorni, benchè fossi appena dodicenne. I telegiornali italiani davano notizie confuse, io, piccolo com’ero, di certo non le ascoltavo col piglio dello scienziato o dell’attivista politico.
Guardavo i miei genitori in attesa di una rassicurazione per mio fratello e per me, ma, man mano che passavano i giorni, i sorrisi e la tranquillità tardavano ad arrivare.Ricordo che scrutavo il cielo lattiginoso in attesa di qualche cosa che doveva essere brutto.
A colazione il latte era scomparso e le scatolette in casa e nei super- mercati iniziavano a mancare. La nube radioattiva, che i telegiornali della sera mostravano su mappe grossolane, era tanto attesa quanto esorcizzata dalle miglia- ia di preghiere che supplicavano i venti di portarla altrove.
Tutto infatti dipendeva dalla meteorologia, dalla direzione che il vento avrebbe preso in quelle fatidiche ore.
Il Nord Est italiano, come molte altre regioni europee, fu investito in maniera sensibile dalla radioattività. Incolore, insapore, invisibile: un nemico impossibile da combattere e sfuggente persino alle tecnologie più sofisticate.
Ciò che è rimasto di quelle lunghissime settimane di angoscia nelle nostre città e sulla nostra pelle, forse potranno dirlo solo gli storici del futuro, perché i nostri tempi sono incompatibili con quelli di decadimento degli isotopi radioattivi. In questo, la fisica nucleare, ha in sé qualcosa di divino, qualche cosa che ci avvicina all’eterno. Oggi le voci riguardo al disastro della centrale nucleare di Chernobyl sono contrastanti: c’è chi sostiene che stiamo ancora pa- gando il prezzo di quella nube tossica e chi afferma che siano tutte esagerazioni montate ad arte per catturare il sentimento più bieco e piagnucoloso dell’opinione pubblica.
Ciò che però è rimasto nelle aree colpite è ancora lì, sotto gli occhi di tutti, congelato in un sarcofago che non è solo quello del cemen- to logoro che si sgretola attorno alla Centrale di oggi, ma è anche quello enorme ed invisibile sotto cui è posta l’area geografica che si estende intorno a essa.
L’area, che in questo libro si calcola su di una superficie di 300 km in direzione Nord-Sud e di 100 km da Ovest a Est, è quella che Elena dice di aver esplorato con la sua Ninja, una Kawasaki ZZR-1100 da lei stessa modificata. Usiamo il condizionale perché siamo a cono- scenza dei numerosi detrattori di Elena in Rete: c’è chi sostiene che lei non esista, che sia solo una mediocre invenzione per ottenere qualche ora di celebrità dal tam tam mediatico. C’è anche chi scrive che Elena Filatova, si chiami in realtà Lena Filatova, e che i viaggi che dice di aver fatto con la propria motocicletta li abbia compiuti nell’ormai lontano 2003, sul sedile di un comodossimo autobus, durante una delle tante gite che ancora oggi si possono effettuare sui luoghi del disastro. Questo significa che vi stiamo proponendo un gigantesco fake, un falso d’autore?
Nulla di tutto ciò. L’amore per il nostro libro e il rispetto per i lettori che lo leggeran- no ci impongono di mettere comunque in dubbio il nostro lavoro. Nei mesi scorsi abbiamo scritto ad Elena che ci ha risposto fin da subito con partecipazione. Abbiamo ricevuto per posta da lei, o chi per essa, materiale per il libro. Elena ha sempre ribadito la gratuità dei suoi contributi, il fatto che non fossero coperti da alcun diritto o copyright. Abbiamo anche invitato Elena in Italia, per parlare e presentare con noi il libro, ma non ha accettato: problemi di visto, ci ha detto. Indipendentemente dal fatto che Elena Filatova esista o meno, ciò di cui parla, il materiale che noi abbiamo cercato di riadattare e sistemare nell’ordine migliore possibile, è reale. Alcune zone mancanti nelle mappe, la città fantasma di Pripyat, le zone “morte”: tutto pare combaciare alle nostre verifiche. Ma il punto forse è un altro.
Il nocciolo della questione, è proprio il caso di dirlo, è che il contenuto di questo libro ha la forza di ridare linfa e vigore a un ar- gomento oggi quanto mai attuale, soprattutto dopo gli ultimi fatti di Fukushima. Davanti a noi riprende vita l’esempio di un disastro che, a distanza di 25 anni, mostra ancora le sue ferite, riaccendendo il dibattito tra chi è favorevole e chi è contrario all’energia nuclea- re. Basti pensare al recente referendum che si è tenuto nel nostro Paese per capire che l’argomentato è tutt’altro che sepolto.
Dunque il famoso Velo di Maya forse non dev’essere tolto. L’amore per la verità dev’essere anche una protezione di quella stessa ve- rità. Le testimonianze, le voci, i luoghi sono tanto più veri quanto più essi entrano a far parte delle nostre vite, dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti. Quello che riteniamo importante non è che la storia di Elena sia verificabile, ma il significato che questa storia porta con sé, l’origine da cui deriva, il valore storico che essa irri- mediabilmente mette di fronte ai nostri occhi con queste fotogra- fie e al nostro cuore con le parole che le accompagnano. In questo viaggio negli inferi, nel “Regno di Pluto”, Elena è il nostro Virgilio al femminile, un Virgilio che cavalca una nera motocicletta. Ecco allo- ra che la verità di carattere “giornalistico”, l’esasperata – e di fatto impossibile – necessità di controllare la veridicità di ogni informa- zione esaurisce il suo limite e il suo valore nella consapevolezza che nessuno è qui per imporre una sola versione dei fatti.
Questo non è l’unico dei mondi possibili: è uno dei tanti. Nel preparare questo libro, nel curare il materiale, nell’informarsi su quanto era accaduto e accade tutt’oggi, tutti questi pensieri sono sempre stati oggetto di critica attenta e profonda riflessione. Forse anche e soprattutto per questo, non ho mai smesso di credere che il materiale di questo libro fosse emozionante e straordinario, come straordinaria è questa storia, con tutto il peso che un disastro come Chernobyl ancora oggi poggia sulle nostre spalle e sulle spalle delle generazioni che verranno.

Massimiliano Sorrentini

Informazioni aggiuntive

Peso 2 kg
Dimensioni 24 x 22 x 2 cm
Copertina

Cartonata

Pagine

212

Data di pubblicazione

2011

Autore

Elena Filatova

ISBN

9788897395031